Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Sulle “blingringers” sospendo il giudizio

Venendo in aereo a New York ho finalmente visto The Bling Ring di Sofia Coppola e mi è piaciuto molto. Sarò un bastian contrario, ma mi succede molto spesso che quando qualcuno mi parla troppo bene di qualcosa alla fine a me non piace e se invece qualcuno mi parla troppo male di qualcosa alla fine a me piace. Ma, per essere un po' indulgente con me stessa, cosa che non mi riesce tanto spesso, devo aggiungere che quel che mi dà veramente fastidio non sono le critiche o gli elogi troppo condivisi, ma la superficialità con cui vengono fatti. Non è necessario avere un opinione su tutto. Apprezzo molto quando faccio una domanda e la risposta è "non posso rispondere, non ho abbastanza elementi per farlo, non mi sono fatto un'idea". E' una risposta che ho imparato a dare anch'io, specie, ad esempio, se si parla di questioni internazionali, come il conflitto arabo-israeliano. Ma questa è decisamente un'altra storia rispetto a The Bling Ring!

Ha ragione Paola Bottelli quando dice che il film è un po'"ripetitivo" però è anche vero che è come se ripercorresse in tempo reale le vicende dei cinque "blingringers", in un lasso di tempo relativamente breve. Ci sono tanti spunti nel film, mi viene da riassumerli così:

– la fragilità degli adolescenti, il loro desiderio di trovare un posto, anche piccolo, nel mondo. Il rapporto difficile con i genitori, anche quando non è conflittuale

– la fragilità degli adulti e dei genitori in particolare. La capacità incredibile di non vedere, oltre che non capire, quello che succede

– il ruolo dei social network (nel film si cita in particolare Facebook) e degli smartphone e questa ossessione di fotografarsi e postare la foto online e vedere l'effetto che fa. Quando ero adolescente io, erano gli anni 80, i telefonini praticamente non esistevano e internet veniva usata solo dai militari. Però ricordo l'ansia quando si andavano a ritirare dal fotografo i rullini sviluppati, specie dopo una festa o una gita. Tutto molto preistorico, ma il desiderio di fermare i momenti – belli o brutti – in un'immagine l'avevamo anche noi e non posso fare a meno di pensare a come avrei usato i social network se fossero esistiti quando avevo 16 anni

– le differenze tra ragazzi e ragazze. Se il film fosse stato di un uomo e non di una donna come Sofia Coppola, probabilmente mi starebbero fumando le orecchie dalla rabbia. Perché l'unico dei cinque ragazzi a cui senti di dare una seconda chance è il maschio. Le quattro femmine danno l'impressione di essere completamente perdute, credibilmente, purtroppo, perdute. Ho conosciuto ragazzi adolescenti stronzi e ragazze adolescenti stronze, in egual misura probabilmente. I ragazzi, a quell'età, sanno essere molto crudeli nel giudicare fisicamente le coetanee (e forse non imparano mai, in quanto uomini, anche se via via illuminati, a non ferire irrimediabilmente le donne che incontrano, toccando quei tasti dell'aspetto fisico). Ma le ragazze sanno essere ancora più crudeli. Colpiscono e affondano l'intera personalità, non solo la stima di sé legata all'aspetto fisico. La blingringer leader, che da un certo punto in poi riesce a ignorare il ragazzo che ha trascinato nell'avventura, è emblematica di tutto questo

Poi, certo, bisognerebbe parlare di quanti desideri di gloria ma soprattutto di possesso di oggetti la nostra società trasmette ai suoi adolescenti. Però i blingringers non sono dei veri e propri ladri. O meglio, lo sono, ma è come se arraffassero a caso, spinti sì dal desiderio di possedere quelle borse-scarpe-bijoux-gioielli-orologi-ecc, ma spinti anche da un misto di irrequietezza, voglia di trasgredire, bisogno di provare scosse di paura all'idea di essere beccati. Non sono ingordi: vanno via da ogni casa con molti meno oggetti di quanto farebbe un ladro professionista e prima di pensare di vendere quello che portano via lo indossano, lo usano, diminuendone il possibile valore sul mercato.

Intendiamoci, non sto giustificando i blingringers (che sono esistiti davvero, il film è tratto da una storia vera, raccontata per la prima volta su Vanity Fair, Vanity Fair Usa ovviamente). Volendo usare una sola parola sono ladri. Ma sono anche infelici e – temo – condannati all'infelicità. E questo mi disturba molto, perché apparentemente hanno tanto su cui costruire il futuro: sono nati nella parte "giusta" del mondo, in Occidente e nel Paese più ricco e libero dell'Occidente. Sono nati in famiglie agiate che non sembrano neppure troppo disturbate. Sono carini, sani e pure mediamente dotati dal punto di vista intellettivo. 

Ecco, se qualcuno mi chiedesse: che giudizio dai dei blingringers risponderei "non so". 

Tags:
  • Ovel |

    “I paradossi di questa caccia a un tesoro sotto vuoto edonistico, consumistico e fiabesco si sprecano perché derubati e ladri appaiono in fondo interscambiabili: una delle mini-criminali indossa davanti al giudice una collana rubata alla Lohan e un’altra si ritrova in cella con la stessa sciroccata arrestata per guida in stato d’ubriachezza. Le riprese, la fotografia, i dialoghi, le interpretazioni, la strepitosa colonna sonora hip-hop e indie rock sono di alto livello proprio in quanto virtuosisticamente calibrate sul ciglio tra reale e virtuale su cui oscilla la vita di milioni di giovani in America e nel mondo”.
    Valerio CAPRARA

  Post Precedente
Post Successivo