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Jean Paul Gaultier a Brooklyn e il “mix and match” nell’arte

Ieri sono andata al Brooklyn Museum: una gita che consiglio a chiunque venga a Manhattan. E' comodissimo da raggiungere con la metropolitana (linee 2 o 3, le rosse "espresse", fermata Express Parkway-Brooklyn Museum) ed è un museo incredibilmente e inaspettatamente ricco, una specie di piccolo Metropolitan (e neanche poi tanto piccolo). Ha una delle più grandi collezioni di arte africana degli Stati Uniti. Lo stesso vale per l'arte egizia: infatti ci sono andata soprattutto per vedere la piccola "special exhibition" Divine Felines: Cats of the Ancient Egypt. Per arrivare alla sala dove è allestita la mostra si passa per una sorta di chiostro al coperto. Al centro di sono tante file di sedie, suppongo destinate a chi va a sentire le molte conferenze che si tengono al museo. Tutto intorno quadri di "maestri europei" attaccati alle pareti con una sorta di understatement. Passando e guardando distrattamente ti sembra di riconoscere dei capolavori assoluti, che sembrano famigliari, perché li hai visti tante volte nei libri, ma ti domandi se hai visto bene… Ti avvicini e scopri che c'è un Boldini… E poi un Rembrandt… E così via. Il museo era quasi deserto, perché, come dicevo, è abbastanza fuori dai tradizionali percorsi turistici, e questo ha reso la visita ancora più piacevole. Quando, sabato scorso, sono andata a vedere due mostre a Milano, a Palazzo Reale (Pollock e Rodin) è stato abbastanza difficile farsi largo tra la gente. E' sempre bello vedere i musei pieni, ma non c'è dubbio che ogni tanto, sentirsi quasi gli unici a fare compagnia ad antiche (o moderne o contemporanee) opere d'arte è un piacere della vita.

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Dopo aver visto i miei amati gatti, già che ero lì e non per autentica passione, sono andata a vedere la mostra The Fashion World of Jean Paul Gaultier: From the Sidewalk to the Catwalk. Allestimento coraggioso, di grandissimo impatto e con alcune trovate eccezionali, come i piccoli altoparlanti nascosti tra i manichini che diffondono suoni, versi, litanie accativanti e, in alcuni casi, la voce dello stilista. Se devo dire la verità, però, si esce dalla mosta con l'impressione che l'unica cosa memorabile fatta da Gaultier siano i corsetti e in particolare quello voluto da Madonna per il tour del 1990, credo. Quello che costringe il seno in due coni appuntiti. Mostra divertente, in ogni caso. E mi ha fatto capire, una volta di più, quanto sia importante che i grandi musei, custodi dell'arte antica e moderna, si aprano a quella contemporanea. E la moda è a tutti gli effetti una forma di arte contemporanea. Lo fa anche il Metropolitan del resto, con il suo Costume Institute. Lo fa il Louvre, con il Musee des Arts Decoratifs. Mi piacerebbe lo facessero anche grandi musei italiani, magari persino gli Uffizi, se non Brera. Una sorta di "mix and match" dell'arte da cui tutti, credo, possiamo guadagnare.

  • Giulia Crivelli |

    @maria e @lola
    c’è sicuramente un problema di meritocrazia (e sul MAXXI non ho mai digerito la nomani di Giovanna Melandri) però anche di finanziamenti. se mancano quelli pubblici, restano quelli privati, che in italia sono pochissimi, e gli incassi dalle biglietterie. ogni volta che vengo a new york – ma in altre città anglosassoni o straniere più in generale vale più o meno la stessa cosa – noto che la stragrande maggioranza della sale dei musei è intitolata a qualcuno e che esiste una lista di “membri onorari”, persone o famiglie che sostengono il museo con donazioni annuali più o meno importanti. I biglietti inoltre sono mediamente più cari che in Italia, ma calcolati devo dire in modo più onesto. Mi spiego: al Metropolitan l’ingresso costa 20 dollari, ma il biglietto dà diritto a vedere l’intero museo (e non basterebbe un giorno, ovviamente, e tutte le special exhibitions, almeno 4 e una più interessante dell’altra). A Palazzo Reale, nello scorso week end, ho capito che per vedere le special exhibitions (4: warhol, pollock&c, rodin e surrealismo) bisognava comprare singoli biglietti ad hoc, da 11 euro l’uno. Totale, per vederle tutte e 4: 44 euro, circa 50 dollari. E sulla mostra “pollock e gli irrascibili” non commento per non sembrare troppo grillo parlante, ma sicuramente non si esce con l’impressione di aver speso bene 11 euro, per usare un eufemismo

  • lola |

    Certo mai fare un solo fascio 🙂 ma sulle nomine dei direttori purtroppo i casi di scelta per competenza sono una rarità.

  • Maria |

    @lola: Vero, purtroppo non è solo una questioni di finanziamenti. Anzi, spesso i soldi divengono una falsa giustificazioni per inutili disorganizzazioni. Ma non farei di tutti i musei italiani un solo fascio. Ci sono istituzioni come il Museo del ‘900, il MAXXI o Palazzo Strozzi che dimostrano che anche in Italia si può gestire bene un museo.

  • lola |

    I musei italiani pensano solo a custodire i tesori che hanno, a fare soldi con le cartoline e altri gadgets inutili. Fortuna che hanno dei bar in situ spesso molto carini. Non è solo una questione di budgets, ci vogliono direttori un po’ creativi e fantasiosi, ma in Italia si sa i direttori dei musei non vengono nominati per le loro capacità.

  • Maria |

    Se le case di moda sponsorizzassero la mostra, Brera non credo avrebbe problemi a un esposizione sul costume. O anche una mostra sul made in Italy in generale di alto di gamma con la collaborazione di Altagamma sarebbe bello.

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