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Altro che social network… a tenere connesso il mondo sono i tessuti. Vedere la mostra “Interwoven globe” del Met per credere

Una delle frasi di Karl Lagerfeld che ho trascritto nel post su di lui suona più o meno così: "Le persone ordinate trovano solo quello che cercano. Quelle disordinate hanno più possibilità di essere sorprese". Io sono sicuramente una persona disordinata e non me ne compiaccio, solitamente. Però ieri ho dovuto dare pienamente ragione a Lagerfeld: siamo andati al Metropolitan Museum of Art perché ci stavano passando davanti mentre eravamo diretti alla Neue Galerie, un po' più in alto nel famoso "museum mile" di Manhattan. Il Met vale sempre una visita, ovviamente, ma non sapendo quali fossero le special exhibitions, pensavamo di saltarlo, a questo giro. E' talmente grande e in genere affollato che, nella mia esperienza, è meglio entrarci con le idee chiare su cosa si vuole vedere. Ma la tentazione è stata troppo forte, quindi abbiamo fatto il biglietto (scoprendo, ahime, che da luglio non ci sono più le spillette tonde, quelle che ogni giorno cambiavano colore e che erano il mini souvenir perfetto per ricordare un viaggio a New York… ora danno degli adesivi, che vanno appiccicati alla giacca) e siamo entrati. Un breve sguardo al programma del mese e abbiamo scoperto che c'era una mostra su Balthus, la prima in 30 anni negli Usa. Non lo amo particolarmente, però il titolo era accattivante: Balthus. Cats and Girls. I gatti, in effetti, erano belli, il resto non altrettanto…

A quel punto eravamo al secondo piano e dovevamo tornare al piano terra. Siamo passati per un corridoio e sono rimasta folgorata da un quadro, di cui avevo sempre sentito parlare ma non avevo mai visto, né in un libro né dal vivo (ne esistono in realtà quattro versioni e una è a Basilea). Il quadro è L'isola dei morti di Arnold Böcklin, vederlo è stata un'emozione incredibile. Nonché la prima sorpresa di una visita al Met di una disordinata come me, che non sa neppure che il quadro di cui suo nonno le ha parlato per anni si trova proprio lì… Ma la seconda sorpresa è stata ancora più incredibile. Perché, sempre cercando il modo di arrivare al piano terra, abbiamo visto l'indicazione per la mostra Interwoven Globe: The Worldwide Textile Trade, 1500–1800. Manifesto accattivante, di un bel rosso. E titolo un po' misterioso. Così siamo entrati. E' una delle più belle mostre che io abbia mai visto: tappeti, arazzi, abiti, stole, coperte, lenzuola create da artigiani e artisti di quattro continenti in circa quattro secoli. La bellezza e la maestria di chi ha pensato e poi creato a mano o con l'aiuto di un telaio o di antichi sistemi di stampa o pittura dei tessuti è strabiliante. Ma altrettanto strabiliante sono le spiegazioni accanto alle opere, che dimostrano come il commercio di tessuti e prodotti tessili in generale abbia unito culture, economie, mondi e gusti da secoli e secoli. Una dimostrazione di come il nostro pianeta sia, come dice il titolo della mostra, "intertessuto", da molto prima che arrivassero i social network. In alcuni casi ad esempio la materia prima era cinese (seta, poniamo), ma il disegno era pensato per soddisfare i gusti europei, il mercante di tessuti però era americano o magari portoghese… 

Oppure (è il caso di un "Sarasa" del diciottesimo secolo), la materia prima era indiana (cotoni dipinti e colorati secondo la tradizione locali) ma i disegni erano stati ispirati dai ricami tradizionali inglese, ai quali gli artigiani indiani erano stati a lungo esposti. Ma questi disegni e questa tecnica di colorazione avevano incontrato il gusto dei giapponesi, tanto che i mercanti li importavano perché, durante l'ultimo periodo della dinastia Edo (1615-1868) i notabili giapponesi potessero usare pezzi di questi tessuti come copertine dei libri o delle scatole del tabacco…

Eccezionale anche un tappeto del Perù del diciassettesimo secolo, fatto di cotone e… fibre di cammello. Le figura rappresentate e intessute dagli artigiani andini provengono dalle più disparate e apparentemente lontane ispirazioni cutlurale: scene del Vecchio testamento, figure della mitologia greca, scene di vita quotidiana dei contadini peruviani nonché figure tratte dalla simbologia cinese. Ma non mancano, in questo ritratto di varia umanità e superumanità, alcuni mercanti europei e arabi, sotto i quali è stata intessuta la scritta "moussom nessept", che, in arabo, indica la situazione in cui i venti a favore spingono le navi dei mercanti più velocemente a destinazione…

Insomma, un'immersione nella bellezza e nella maestria artigiana che mi ha anche fatto pensare a quali misteriose forze agiscano da sempre, nel nostro pianeta, per farci entrare in contatto gli uni con gli altri per creare qualcosa di più bello e forte ed emozionante di quello che siamo singolarmente. Suggerirei inoltre a qualsiasi stilista sia in cerca di ispirazione di farsi un giro a questa mostra. Ne verrebbe fuori, ne sono quasi certa, l'ispirazione per una collezione fantastica. 

 Per MIC, la pagina sui curatori

Catalogo

 

  • mic |

    @Giulia, fantastico grazie.

  • Giulia Crivelli |

    @mic
    nella prefazione il direttore Thomas Campbell dice che la mostra è “frutto del lavoro di tre anni di un team di curatori e accademici” e li elenca tutti
    ora le incollo nel posto l’immagine della pagina, speazione che si legga

  • mic |

    grazie! Il direttore Campbell è un grande studioso del tema. Volendo c’è un suo intervento ad un Ted in cui racconta come ha introdotto al MET questo genere di mostre, prima di diventare Direttore
    http://www.ted.com/talks/thomas_p_campbell_weaving_narratives_in_museum_galleries.html

  • Giulia Crivelli |

    @mic
    Ho messo il catalogo in valigia, ma tra un po’ la riapro per finirla e ti so dire il nome del curatore! non posso farlo ora perché se accendo la luce la persona che dorme accanto a me mi uccide!

  • mic |

    @Giulia. Molto interessante. Non riesco a trovare il nome del curatore.

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