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Un saluto a Los Angeles e a Edward Norton in particolare…

Ci siamo, oggi si torna a casa. Sarà un viaggio lungo, questo per Milano. Dall'albergo si parte dopo pranzo, volo Loas Angeles-Londra, cambio di terminal a Heathrow (sono angosciata dalle coincidenze, a volte vorrei fingermi bisognosa di "special assistance" e di carrozzella per farmi portare da un gate all'altro con la sicurezza di non perdere il secondo aereo) e arrivo a Linate domani, sabato, alle 18 passate. 

Mi spiace non avere più tempo per gironzolare per LA, ma sono molto contenta di tornare a casa, dopo dieci giorni di trasferte. Sono contenta di poter dormire nel mio letto, di poter aprire il mio frigorifero, di poter tornare, insomma, alle mie piccole abitudini. E ovviamente non vedo l'ora di rivedere e riaccarezzare le mie tre gatte. La persona che va a dar loro da mangiare quando non ci sono ha detto che in mia assenza "hanno fatto molti disastri". 

Ma torniamo a LA: ieri sono andata a vedere con i miei occhi Venice Beach (mi sarebbe piaciuto andare anche a Malibu, ma non c'è stato tempo). Le spiagge della California sono impressionanti, per me abituata a quelle europee e in particolare italiane. Colpisce l'assenza di ombrelloni, ovviamente, ma soprattutto la profondità. Dal marciapiede che le costeggia sembrano esserci chilometri prima dell'acqua. L'orizzonte è tutto blu, capita di vederne così anche in Liguria o Sardegna, ovviamente. Ma l'orizzonte dell'oceano è diverso: è come se ti sussurrasse a quali profondità e maestose distanze introduce. Ti parla della grandezza del dio Nettuno, secondo me, più del Mediterraneo. 

Venice Beach mi era stata sconsigliata dal concierge dell'albergo. "It's a bit TRASHY, you know…" Parole che non mi hanno fatto per nulla cambiare idea. A Venice Beach, nel tratto dove la passeggiata asfaltata lungo oceano è più ampia, sembra di essere tornati negli anni 60 e 70. O meglio, sembra di essere in una capsula del tempo che ha imprigionato molti abitanti di quel tempo. Che sono rimasti lì, ma sono anche invecchiati, mentre il mondo intorno a loro, almeno un po', cambiava. Ex hippie, ex drogati di eroina ora passati all'acido (te lo offrono per 4 dollari a dose), ex figli dei fiori. Decine di persone, donne ma in gran parte uomini, quasi certamente senza tetto (almeno qui fa caldo e possono dormire all'aperto, suppongo), che guadagnano qualche soldo vendendo cianfrusaglie o teschi che asseriscono di aver decorato con le loro mani. Ci sono anche ragazzie e ragazze giovani, che forse hanno pensato che essere homeless in California è meglio che esserlo a New York. TRASHY però non è la parola giusta (viene da TRASH, spazzatura, e suona come "di cattivo gusto", "brutto da vedere"). Venice Beach mette piuttosto un po' di tristezza, come sempre quando si nota quante persone restino al margine delle nostre ricche società. Non ho mai creduto alla storia della serenità dei barboni, alla loro presunta libertà di pensiero. Passeggiando per Venice Beach è evidente quanta sofferenza mentale e fisica sopportino le persone che non hanno una casa, un lavoro, un ruolo, anche piccolo, nella società.

Alla sera siamo andati all'inaugurazione del negozio di Rodeo Drive e poi alla festa organizzata da Zegna alla JF Chen Gallery (chi vorrà potrà leggere un articolo sull'evento sul Sole 24 Ore di domani e credo che più tardi online ci saranno già alcune foto). La galleria, come spazio (delle opere non so, credo che molte fossero state rimosse per l'evento e in ogni caso la luce era troppo poca per poterle osservare), è bellissimo. Esattamente del tipo che piace a me. Con muri "al rustico", che esaltano tutto quello che circondano. Mi hanno fatto pensare al pop up store Agnona allestito durante la settimana della moda di Milano in via Sant'Andrea. Credo del resto che a pensare quello spazio fosse stato proprio Stefano Pilati, che in settembre ha presentato lì la prima collezione firmata da lui per il marchio da donna di altissima gamma del gruppo Zegna.

Come sempre accade in queste situazioni, avevamo ricevuto una lista delle celebrities attese. In cima alla lista c'erano Sharon Stone, Edward Norton, Jeremy Denner e Gerald Butler. Quando ho letto Edward Norton mi è venuto un colpo, perché l'idea di vedere, anche solo da lontano (ho subito pensato a un cordone di guardie del corpo), uno dei miei attori preferiti mi ha emozionata. Intendiamoci: io ho una venerazione da fan che mi viene forse da quando ero più giovane e vitale e sanguigna per "pezzi d'uomo" come Russell Crowe, Eric Bana, Brad Pitt e tantissimi altri. E, al cinema, passano in secondo piano gli uomini chiaramente interessanti ma un po' meno, diciamo così, appariscenti. Come Philip Seymour Hoffman, tanto per capirci. Sul grande schermo mi piace sognare, sognare molto, pensando che Brad Pitt mi dia un bacio o che Eric Bana mi sollevi con un dito. Però Edward Norton ha qualcosa di speciale, anche se non è Russell. Se riesco cerco di vedere i film in lingua originale (uno dei vantaggi di vivere a Milano) e quelli che ho visto con lui potendo ascoltare la sua vera voce e potendolo apprezzare davvero come attore mi hanno lasciata senza parole. Penso ad American History X, alla 25esiama ora, a Hulk e a tantissimi altri. Quando ho visto Norton parlare fitto fitto con Stefano Pilati ho notato prima di tutto che è più alto di quanto pensassi (almeno 1 e 80) e che vestito Zegna stava benissimo…

Premetto che non ho mai chiesto autografi per me, tranne forse a Pirmin Zurbriggen a Crans-Montana secoli fa, quando era il mio idolo sportivo assoluto (per chi non lo ricordasse, Pirmin è stato per anni l'arcirivale di Alberto Tomba, nonché uno degli sciatori più grandi che la Svizzera abbia mai avuto). Quindi non volevo un autografo di Norton, però ho pensato di farmelo presentare, perchè no. Vicino a lui c'erano anche Butler e Denner e il primo in particolare suscita istinti e sensazioni primordiali, diciamo così. Ed è ipnotico: è bello guardarlo mentre sorride e si muove e si fa fotografare, gigione e conscio della sua bellezza così maschile, del suo fascino e, cosa che non guasta, della sua simpatia. Però avrei preferito stringere la mano di Edward Norton. Così ho chiesto a una ragazza che lavora per Zegna se fosse possibile presentarmelo. Lo è stato. Gli ho detto il mio nome e gli ho detto che sono una sua grande fan (sic) e gli ho detto che è bello conoscerlo attraverso i film che fa. Stanotte (giuro!) ho sognato che mi rispondeva "Oh, ma io voglio conoscerti anche fuori dal grande schermo, simpatica giornalista italiana. Vuoi venire a cena con me?" Parole ovviamente mai pronunciate ieri sera…

Quando l'ho salutato ero tutta emozionata, come una ragazzina (da qui il sogno, credo). Con gli anni ho perso molti dei miei entusiasmi adolescenziali e sono diventata molto più cinica. Però che bello quando senti un'emozione che dalla testa arriva alla pancia o al cuore, che inizia a battere un po' più forte. Quindi grazie, Edward Norton, ieri sera mi sono sentita viva. Non è che capiti così spesso…

  • Giulia Crivelli |

    @lola
    forse cinica no, però diciamo che quando ero più giovane avevo degli entusiasmi che nel tempo non sono più stata capace di provare
    brad pitt… te lo ricordi in “vento di passioni”. mai più stato così ruvidamente bello da allora…

  • lola |

    Cinica ? Non è proprio l’impressione che dai quando ti si legge, anzi! Ma Brad Pitt, no, dai, è più volgare di un barman volgare!
    Scarrozzare sulle colline di Santa Barbara, a cavallo di una moto senza casco (anni ’70), geniale !

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