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Cosmoprof Asia e il “fattore umano” delle fiere

Purtroppo e per fortuna questa volta l'albergo in cui alloggiamo è proprio sopra la fiera (Cosmoprof Asia, che si chiude oggi a Hong Kong e di cui, se vorrete, potrete leggere su Moda24). Purtroppo, perché in questo modo si vive tra padiglioni e camera da letto; per fortuna perché gli spostamenti in questa città possono essere esasperanti. Però persino nel traffico si riesce a vedere qualcosa, a notare qualche particolare, a osservare qualche stranezza o bellezza o bruttezza locale. Dall'albergo è più difficile.

Così, come sempre, cerco di tenere gli occhi e le orecchie bene aperti ovunque, anche nella sala colazione. Che tra l'altro ha uno dei buffet più ricchi che io abbia mai visto, c'è persino il gelato e un banchetto che fa french toast, pancakes, waffles e un altro tipo di frittellona che credo abbia la stessa composizione dei pancakes, ma viene cotta su una piastra "a bolle". Viene fuori quindi una via di mezzo tra un waffle e un pancake, più sottile di entrambi e molto molto gustoso, specie se coperto di maple syrup o miele. Ecco, mi ricordo tanti anni fa in un Hilton di San Francisco, per un viaggio fatto con il ministero della ricerca e Sviluppo Italia, che nella zona pancakes c'era anche la panna montata, che qui manca (per fortuna, perché non resisterei!). Un'altra cosa che non avevo mai visto è nella parte insalate del buffet, che si materializza nelle ore in cui il ristorante è aperto per pranzo: c'è un'enorme ciotola di legno che serve per mescolare gli ingredienti che si scelgono per personalizzare la propria insalata. Dopo aver mescolato si versa nella propria ciotola e nel giro di pochi secondi si materializza un cameriere (tutti giovanissimi e solertissimi, un misto tra formicaio cinese e deferenza giapponese) che pulisce il ciotolone.

ecco, a proposito di camerieri: ieri mattina ero seduta di fronte al banchetto dei pancakes-waffles-frenchtoast e ho notato le difficoltà che aveva il giovanissimo cuoco con la piastra per le frittelle con le bolle. Continuava a versare la pastella, a chiudere le piastre, aspettare che fossero pronte controllando ossessivamente l'orologio. Poi apriva le piastre e qualcosa era andato storto: la frittellona non si staccava e quando si staccava andava in mille bolle… la delusione stava diventando angoscia, era palese. un cameriere deve aver fatto la spia perché dalle immense cucine è spuntato un cuoco più anziano. oddio, ho pensato, adesso gli fa una scenata incomprensibile nelle parole ma chiarissima nei toni e il piccolo cuoco muore di paura e di infarto. invece no: il cuoco più anziano gli ha fatto vedere come mettere il liquido antiaderente sulla piastra (non voglio sapere cosa sia!), poi gli ha fatto vedere come spargere la pastella, hanno chiuso la piastra e aspettato che il fritellone fosse pronto e lo hanno messo insieme sulla griglia. poi hanno ripetuto l'operazione. aveste visto il sorriso del giovane cuoco… da quel momento non ha più fatto pancakes né waffles né franch toast ma solo frittellone, incurante del fatto che nessuno le prelevava dalla piastra e che si andavano accumulando (alla fine mi sono alzata io e ne ho prese tre, una l'ho mangiata, due le ho portate in camera…)

Mi piacciono molto i buffet e in particolare le colazioni a buffet, che – ma forse è solo un'impressione – stanno sparendo da molti grandi alberghi. In effetti c'è da chiedersi cosa convenga di più: menù alla carte e maggior investimento in camerieri, tempo dei cuochi dedicato ai singoli ordini o mega buffet in cui inevitabilmente alla fine si spreca un sacco di cibo e che forse costano più dei singoli conti a forfait. boh, se avessi un magazine mio farei un'inchiesta sul tema…

Ma torniamo alla fiera, che è gigantesca (76mila metri quadrati) e MOLTO interessante. Facendo un lungo giro tra gli stand delle aziende italiane insieme a una collega, abbiamo fatto molte domande agli imprenditori. Le mie riguardavano quasi sempre la percentuale di export, il fatturato e gli investimenti in ricerca e sviluppo. La mia collega Vittoria invece era più incuriosita da cosa gli imprenditori si aspettassero da una fiera così. Firmare ordini? Stabilire nuovi contatti? Farsi pubblicità? Trovare distributori per l'Asia? Alla prima e alla quarta domanda – non per particolare brillantezza ma perché, a differenza di Vittoria, ho bazzicato molte fiere – avrei saputo rispondere anch'io: in fiera non si firmano quasi mai ordini, era così tanto tempo fa, ora la fiera è un momento di comunicazione e networking. Anche alla quarta avrei saputo rispondere, perché l'efficientissimo ufficio stampa di Cosmoprof mi aveva spiegato che qui al Cosmoprof Asia vengono soprattutto Pmi e NON multinazionali perché la speranza è proprio quella di trovare distributori, senza i quali in un'area geografica così non ci sono speranze di avere successo commerciale. 

Però è stato bello lo stesso sentire che, in poche parole, alle fiere di oggi, le fiere dell'epoca del digitale, del perennemente connessi, del vedere il mondo attraverso smartphone e tablet, si va per INCONTRARE LE PERSONE. Ricordo che anni fa, quando internet si diffuse in modo davvero capillare e i collegamenti divennero facili e velocissimi, almeno fuori dall'Italia, molti cominciarono a ventilare un declino delle fiere. le persone, sentivo dire, organizzeranno tutto in videoconferenza, via skype o con chissà quale altro metodo. le fiere sono obsolete…

MACCHE'. Per usare le parole del giovane Tommaso Corradini (che troverete citato anche su Moda24), figlio dei fondatori della trentina Bioline, "In fiera si viene per dimostrare che dietro al nome di un'azienda c'è una faccia, che dietro a un logo c'è una storia". Quando poi gli ho chiesto perché continuassero a vendere i loro prodotti solo attraverso i canali professionali, aggiungendo così un intermediario e perdendo marginalità e forse anche fatturato, Tommaso mi ha risposto che focalizzarsi sul canale professionale e rivolgersi solo a quello e continuare a fidarsi degli stessi distributori, che conoscono a fondo i prodotti Bioline è una forma di correttezza verso tutti: verso le estetiste, verso i distributori e verso il consumatore finale. "Il mondo è troppo piccolo per comportarsi male", ha detto Tommaso con una leggerezza e un entusiasmo e allo stesso tempo una convinzione che mi hanno quasi commossa (sono una sentimentale, lo so…). Per lui essere in fiera vuol dire stabilire dei rapporti umani, farci conoscere come persona prima che come imprenditore o come azienda. 

Vittoria all'inizio è rimasta perplessa e un po' delusa dal fatto che nessuno potesse quantificare esattamente i vantaggi di una presenza in fiera, se non con un generico "veniamo per stabilire nuovi contatti e vedere clienti già conosciuti". Ma poi credo che anche lei abbia avuto la sensazione che questa è la conferma che, persino al tempo di internet e persino per i nativi digitali come Tommaso Corradini e tanti altri che abbiamo incontrato, espositori o visitatori, stare tra le persone, parlare loro, toccare i prodotti, sentire i profumi, ascoltare le voci dei singoli e delle piccole folle, è impagabile. Non credo ci sarà mai una tecnologia che possa sostituire tutto questo. Ed è pazzo chi pensi di poterla progettare.

 

  • mic |

    @Giulia la stora del fritellone mi ha fatto ridere 😉
    tornando alle fiere, ha ragione le Pmi vanno per incontrare le persone mentre le big vanno per questioni di immagine.
    Aggiungo poi che gli unici soggetti che realmente guadagnano sono gli organizzatore e i fornitori di servizi.

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