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La lezione di vita di Ciro Paone e la meravigliosa intelligenza di Miuccia

Dopo i primi due giorni di sfilate e presentazioni di Milano moda uomo, sono due le persone che mi hanno maggiormente colpita. Ciro Paone e Miuccia Prada. Il primo l'ho incontrato venerdì, in realtà, in occasione della preview del nuovo Palazzo Kiton, di cui ho poi scritto sul Sole 24 Ore sabato. Sulla carta lo spazio è sempre tiranno e poi, coem ho scritto varie volte, non tutto si presta, a mio parere, a essere scritto in un articolo per una pagina comunque economica del Sole 24 Ore. Ciò che è rimasto fuori sono molte delle mie emozioni. Ciro Paone è il fondatore dell'omonima azienda napoletana: aperta nel 1968, è conosciuta per il marchio Kiton, soprattutto, ma ora ha in portafoglio anche lo storico Lanificio Barbera, rilevato nel 2012 per scongiurarne il fallimento e, forse, la scomparsa. Paone è nato nel 1933 e lavora da quando era poco più che un bambino. Nel 1999 è diventato cavaliere del lavoro, oggi l'azienda che ha fondato ha un fatturato di cento milioni e il marchio Kiton è conosciuto in tutto il mondo. Fino a pochi anni fa producevano e vendevano solo capi da uomo, oggi c'è anche la donna, che sta andando molto bene (+20% nel 2013, anche se ovviamente parte da percentuali sul fatturato molto basse). Nel 2006 Paone è stato colpito da un ictus che lo ha costretto a vivere su una carrozzina e gli ha tolto la capacità di parlare. Ma non quella di pensare e soprattutto non gli ha tolto la voglia di vivere, di fare con passione, di amare e di guardare al futuro. L'amministratore delegato dell'azienda è il nipote di Paone, Antonio De' Matteis. E' stato lui, a novembre, a raccontarmi che l'acquisto e la ristrutturazione di Palazzo Ferré, ora Palazzo Kiton, un'operazione da 30 milioni di euro, è stata fortemente voluta dallo zio, ancora più che dalle giovani generazioni della famiglia. E' stato sempre De Matteis, quando l'ho incontrato a Pitti lunedì scorso, a dirmi che i lavori per essere pronti ad aprire una prima parte del palazzo in tempo per Milano moda uomo, li aveva seguiti Ciro Paone, tornato a Napoli solo per festeggiare il Natale, ma poi corso di nuovo a Milano perché le cose da fare erano tantissime.

Non posso dire di non avergli creduto, però pensavo che De Matteis avesse esagerato un po', per amore, per rispetto, per timore reverenziale del grandissimo zio. Quando avevo incontrato Paone ad Arzano, nella sede alle porte di Napoli, l'ultima volta, era il maggio del 2011. Avevo fatto un bellissimo giro dell'azienda e mangiato nella mitica "mensa aziendale", che a me, milanese, era sembrata un cinque stelle di Capri. Paone mi aveva riconosciuta e sembrava lucido e attento, ma non riusciva a mangiare da solo. Venerdì – e giuro che raccontandolo ho ancora dei brividi, quasi un magone di emozione – appena l'ho visto ho capito che Totò De Matteis non aveva affatto esagerato, dicendo che dietro al successo della ristrutturazione di Palazzo Kiton c'era la forza di Paone. Si è avvicinato sulla sua sedia a rotelle, muovendola da solo. Non può ancora parlare, ma muove le braccia e in realtà parla con gli occhi e con il cuore. Per me è stata una lezione di vita: negli ultimi anni ho avuto i miei problemini di salute, a tratti invalidanti, ma che non sono niente in confronto a un ictus. E mi sono avvilita, depressa, sconfortata. Ciro Paone era lì, sulla sua carrozzella, entusiasta del lavoro fatto, desideroso di condividerlo, impermeabile a ogni scherzo che il suo fisico provato da decenni di durissimo lavoro gli aveva fatto. Mi ha stretto la mano con forza, in questi due anni deve aver fatto fisioterapia che, insieme alla forza di volontà, ha prodotto incredibili risultati. Mi ha fatto un regalo, Ciro Paone, senza saperlo: mi ha fatto sembrare i miei problemi un po' più sopportabili e superabili. Grazie, Ciro.

L'altra persona che mi ha colpita (non è la prima volta, del resto) è Miuccia Prada. Ieri alle 17.30 circa ho partecipato alla piccola grande conferenza stampa che la stilista fa prima delle sue sfilate. Era molto in forma, meno timida del solito, più desiderosa di parlare, spiegare, ascoltare. Ho twittato molte delle cose che ha detto (@giulia_crivelli) e angelo flaccavento ha scritto un bellissimo pezzo sulla sfilata e ha a sua volta twittato (@mr_flaccavento), quello che volevo aggiungere qui è quanto mi abbia colpita la musica e il fatto che fosse quasi interamente dal vivo. Al mattino ero stata da John Richmond e lì la colonna sonora era un supermix di lou reed, bello, ma avevo pensato a quanto, per una volta, sarebbe bello sentire una colonna sonora "classica" di una sfilata, brani per intero, o pezzi di brani, ma il più puri possibili. Ed ecco Miuccia che esaudisce, a modo suo, il mio desiderio, scegliendo una banda di fiati che ha suonato durante la sfilata. Ho capito che costante ricerca, ossessione ci sia dentro la sua mente e la sua anima per fare qualcosa di originale, per non ripetersi. Ci vuole un gran coraggio, un gran carattere. Quanto è più rassicurante rifare le cose che hanno avuto successo, seguire una formula già sperimentata. Se dovessi dire cos'è la sicurezza di sé, oggi direi che è il coraggio di fare le cose diversamente da come le si è fatte. Miuccia, in altre parole, avrà certamente le sue fragilità, ma anche la sicurezza in sé di una roccia. Esattamente il mio contrario, by the way…

Aggiungo una terza persona e relativo marchio, tra quelli che più mi hanno colpita: Thom Browne e Moncler. Alla preview ha annunicato che d'ora in poi la sua linea Moncler Gamme Bleu non sarà più, come è stata per sei stagioni, solo per uomo. Ci saranno quasi metà della collezione fatta da abbigliamento da donna. Ci vuole coraggio, anche qui. Da parte di Browne e di Remo Ruffini. E ancora una volta mi ha colpita l'allestimento: al Padiglione Ansaldo, quello usato anche per costruire o conservare le scenografie della Scala, Moncler e Browne hanno allestito una labirintica biblioteca. Questo sembrava, entrando. Poi Browne ha detto che era in realtà un "gentlemen's club" e – creando un fantastico neologismo – un "gentlewomen's club". Chimiamolo come vogliamo, ma c'erano tromp l'oeuil di libri e scaffali dappertutto. bellissimo.

Oggi pomeriggio vedrò Larusmiani e Tod's. E so che saranno altre belle sorprese.