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Vestire come Inès (by Uniqlo), pensare come Inès (sulla moda)

Ines de la Fressange & Uniqlo
Venerdì scorso, tornata a casa dal lavoro e dopo essere mancata per quasi due giorni (causa trasferta romana per Bulgari) ho trovato il mio pacco di Uniqlo, arrivato puntualissimo dall'Inghilterra. Dentro, le camicie che ho ordinato online il 13, in anteprima, della collezione disegnata da Inès de la Fressange per il colosso giapponese. Sorpresa stupenda. Come ogni pacco che mi arriva a casa, ma forse di più. Perché online le camicie mi sembravano carine, ma dal vivo lo sono davvero! Misura perfetta, perché Uniqlo è un marchio serissimo (qui accanto, Inès mentre lavora alla collezione con uno stilista di Uniqlo). Una XS è una XS, una S è una S ecc. La qualità, altrettanto buona (ho già lavato una delle tre camicie, avrò una conferma definitiva quando stirerò per la prima volta). Mi sono sentita molto Inès, indossando una delle camicie sabato (bianca con colletto tondo e asole rosse) e un'altra oggi. E sopra, il parka ultraleggero blu navy.

Inès de la Fressange non è solo una donna bellissima. Questa è la considerazione più banale che si possa fare su di lei. E' una donna intelligente e spiritosa, che sa riflettere sulle cose. Anzi, che non riesce a fare a meno di riflettere sulle cose, come tutte le persone intelligenti. Ma è anche molto autoironica e possiede una leggerezza e una grazia, anche quando esprime un giudizio, che raramente mi è capitato di trovare in una persona. L'ho intervistata due volte e in entrambi i casi – giuro che non capita spesso – avrei voluto che l'intervista non finisse, che ci fosse altro tempo per chiacchierare. Forse avrei voluto che non stessimo nemmeno facendo un'intervista. Avrei voluto che Inès fosse semplicamente un'amica con la quale avevo trascorso il pomeriggio.

Vista la mia ammirazione per Inès, sono anche un'appassionata lettrice della sua rubrica su D di Repubblica. Quella uscitasul numero di sabato era dedicata alle sfilate dell'ultima fashion week di Parigi. Che a Inès NON sono proprio piaciute. Tranne una, quella di Saint Laurent. Non esprimo giudizi, non ne ho, né sulla fashion week di Parigi (dove non sono stata) né sul lavoro di Hedi Slimane per Saint Laurent, che conosco troppo poco. Ma sono d'accordo con le semplici – ma non banali – parole di Inès.

Scrive Inès: "Personalmente, conservo sempre qualche argomento in dispensa per difendere la moda. Per esempio, che si tratta di un sistema che dà lavoro a moltissime persone, un fiore all'occhiello per l'Europa. E soprattutto, non manco mai di sottolineare che l'essere umano per vivere ha bisogno anche di frivolezza e bellezza. Ho sempre amato i vestiti e non mi sono mai sentita in colpa per questo. E' la mia vita, la mia passione. Quest'anno, però – mi vergogno un po' a dirlo – ho trovat0 un'infinità di cose brutte (…)

Che si tratti di una botta improvvisa di anzianità? Voilà, ecco il momento cje un giorno o l'altro sarebbe dovuto arrivare, ho perso il filo. (…)

Ritrovo finalmente una delle poche consolazioni a cui aggrapparsi alle porte dell'inverno: la voglia di avere dei look nuovi e l'impressione che grazie a loro sapremo cosa indossare per andare al lavoro o a una festa. Fosse anche un'illusione, noi saremo persuare che avedno quegli abiti staremo meglio. Ed è questo che sta alla base della moda: desiderio, femmilità e un pizzico di civetteria".