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Perché Londra fa tendenza (anche nel celebrare il made in Italy)

valentino_V&ATra qualche giorno, il 5 aprile, al Victoria&Albert Museum di Londra verrà inaugurata una grandissima mostra sul made in Italy che resterà aperta fino al 27 luglio (ne ha scritto già il Corriere della Sera domenica, rompendo, credo, un accordo di “embargo” con gli altri quotidiani, episodi non bellissimi, ma pazienza…). Sembra sempre curioso quando sono altri a celebrare l’Italia, mentre noi siamo impegnati a denigrarci o a farci la guerra per bande o a farci divorare da piccole e grandi invidie e rivalità. Purtroppo succede anche nella moda (nella foto accanto, Valentino Garavani a Roma nel 1967, circondato dalle sue modelle). A Londra però ci saranno tutti e forse, complice il “terreno neutro”, sembrerà quasi che i grandi nomi della moda vadano d’accordo e si rispettino davvero reciprocamente. A parte queste considerazioni, sempre tristi da fare ma putroppo sempre vere (Machiavelli e Guicciardini sono ancora gli autori migliori per spiegare come agiscono gli italiani), parlo di Londra anche perché ho appena finito un libro molto interessante di Caterina Soffici, “Italia yes, Italia no. Che cosa capisci del nostro Paese quando vai a vivere a Londra“, pubblicato da Feltrinelli. Uno dei capitoli che mi ha colpita di più è “Tutti diversi, tutti uguali”, dove si parla di leggi anti omofobia ma anche di creatività, tendenze e moda. Ecco un brano:

“A nessuno interessa come si vestono gli altri, non ti guardano, non si voltano neppure. Avete idea del senso di libertà che si prova a uscire vestiti o mezzi nudi, come vi pare? Probabile che se ti metti uno scolapasta in testa lo prendono per un nuovo modello di Stella McCartney. La streetwerar nasce anche così. Perché Londra fa tendenza? Dipende anche da questo. E’ il mix di stili, di nazionalità, di culture. Quello che supera lo scontro di amalgama in maniera assolutamente origianle. Lo sconvolgimento della normalità + parte stessa della creatività e dell’energia che questa città emana. Conosco una talent scout che cerca nuovi disegnatori e creativi per i grandi stilisti. Londra è uno dei suoi territori di caccia imprescindibili. Mi ha raccontato come funziona il sistema. E ho capito come nasce la debacle italiana in un campo in cui dovrebbe essere la punta di diamante (NDR: io non sono d’accordo con l’autrice, non credo ci sia una debacle, ma certo molto si potrebbe fare per migliorare il nostro ruolo di vivaio). Le case di moda italiane dove li cercano, secondo voi, i creativi più creativi? Non in Italia, che diovrebbe esser la patria nataurale di bellezza, gusto, moda e lusso. No, avete indovinato, li cercano a Londra. Li cercano nei negozietti indipendenti, dove i giovani stilisti sperimentano le loro creazioni. Li cercando nei marchi che innovano. Londra è la mecca per i giovani designer perché qui c’è tutto. Una prateria di suggestioni, basta avere le antenne per captarle”.

Non sono completamente d’accordo con Caterina Soffici, ma credo abbia ragione nel dire che quante più contaminazioni ci sono in un luogo, piccolo o grande che sia, tante più “sinapsi” scattano, proprio come in quel meraviglioso e incomprensibile organo che è il nostro cervello. In Italia e, diciamo a Milano, questa atmosfera si sente durante il Salone del mobile, a cui mancano pochi giorni (sarà dall’8 al 13 aprile). Spero che – tutti a parole lo vanno dicendo da mesi – che sia un’occasione per tirare fuori tutte le antenne che abbiamo e tutta la capacità di ascolto e suggestione che abbiamo, anche per prepararci al famigerato Expo. Che bello, in fondo, sarebbe dire che Milano fa più tendenza di Londra…